Il pointfighting, letteralmente combattimento a punti, è una disciplina sportiva nata
dall’esigenza di permettere un confronto alla pari tra praticanti dei diversi stili di arti
marziali.
Molte arti marziali tradizionali infatti hanno una loro versione sportiva ed alcune di
queste si basano su di un “combattimento a punti” nel quale gli atleti in gara si
affrontano senza utilizzare tecniche che portino al k.o. dell’avversario, ma che
consentano loro di totalizzare un maggior numero di punti rispetto all’avversario entro
un determinato lasso di tempo (round). I punti vengono assegnati da giudici in base
alla difficoltà della tecnica portata a segno.Nelle competizioni di pointfight, in forza di un comune regolamento di
gara praticanti di karate, taekwondo, kung fu, jujitsu,kickboxing e tutte quelle arti marziali in cui sono previste tecniche di calcio, pugno, spazzata e proiezione del’avversario, possano affrontarsi in una competizione sportiva al di fuori da vincoli stilistici e tradizionali senza però dover rinunciare alla propria identità marziale.
La nascita di questo genere di combattimento sportivo risale agli inizi degli anni 70
negli Stati Uniti. Nacque con il nome di point karate poiché in quegli anni richiamava
soprattutto praticanti dei vari stili di karate e taekwondo (negli Usa denominato
erroneamente Korean karate). Tali praticanti cercavano l’occasione di misurarsi in un
combattimento più reale rispetto a quello tradizionale in cui i colpi non dovevano
arrivare a contatto, ma che allo stesso tempo si discostasse dagli sport da ring.
Il successo del point karate indusse gli organizzatori dei grandi tornei americani ad
aprire le competizioni a tutti gli stili di arti marziali. Si abbandonò così il termine point
karate per assumere quello di pointfighting che meglio rispecchiava i principi di tale
nuova disciplina sportiva.
In Italia il combattimento a punti è molto praticato come specialità a contatto leggero
della kickboxing. Questa specialità è comunemente denominata “semicontact
kickcboxing”.